IL CAMMINO DELLE JANAS
IL PROGETTO
Il Cammino delle Janas è curato dal Cesim (Centro Studi Identità e Memoria), coordinato dalle dottoresse Cristina Muntoni, Maria Giovanna De Martini e Sara Mameli e sostenuto dalla Fondazione di Sardegna, dai Comuni e dalle realtà culturali, ricettive e produttive di Bonorva, Cheremule, Borutta, Bessude, Illorai e Thiesi. Il progetto è nato all’interno del percorso avviato nel 2017 che il Cesim e la rete dei Comuni hanno portato avanti per ottenere il riconoscimento delle Domus de Janas come Patrimonio Mondiale UNESCO. Il riconoscimento è stato ottenuto il 12 luglio 2025 con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Autonoma della Sardegna e ha rappresentato l’unica candidatura italiana per l’iscrizione nel Patrimonio Mondiale UNESCO del 2025.
Questi monumenti, straordinarie testimonianze della cultura e della società vissuta sull’isola tra la fine del V e il III millennio a.C., offrono una chiave di lettura fondamentale per comprendere gli aspetti civili, funerari e magico-religiosi delle antiche comunità sarde.
Il sito seriale “La tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna, le domus de janas” comprende 18 monumenti preistorici, selezionati attraverso un rigoroso processo di studio e valutazione, che rappresentano in maniera paradigmatica la cultura, l’arte rupestre e l’architettura della Sardegna preistorica
(https://whc.unesco.org/en/list/1730/maps/).
Un patrimonio da tutelare, valorizzare e promuovere.
Il progetto Il Cammino delle Janas nasce proprio con lo scopo di diffondere la conoscenza di questo patrimonio straordinario, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza di queste testimonianze archeologiche, contribuendo a costruire un’identità culturale più consapevole e radicata.
Il progetto rappresenta un’opportunità concreta per la creazione di un’offerta turistica culturale strutturata capace di attrarre flussi di visitatori e visitatrici anche fuori dalla stagione balneare. La valorizzazione delle Domus de Janas come destinazione di turismo archeologico può incentivare itinerari esperienziali, percorsi immersivi e attività di divulgazione, rendendo la Sardegna una meta sempre più attrattiva per chi cerca un’esperienza culturale autentica.
Questo progetto propone un itinerario pilota che è stato sperimentato nell’aprile 2025 nel Meilogu e che a ottobre si estenderà anche nel territorio di Bonorva come tappa fondamentale nel percorso di valorizzazione dei siti preistorici sardi offrendo ai viaggiatori e alle viaggiatrici un’esperienza immersiva tra archeologia, natura e tradizioni locali, con la collaborazione di realtà ricettive, produttive e culturali del territorio che grazie al progetto sono state messe in rete e in collaborazione tra loro.
Il Cammino delle Janas propone un itinerario da percorrere a piedi o in bicicletta che valorizzi la storia, la cultura e la natura del territorio, con un focus sui siti riconosciuti Patrimonio Unesco e le domus de janas in generale collegando la necropoli di Mandra Antine a Thiesi e il Parco dei Petroglifi di Cheremule con la necropoli di Sant’Andrea Priu a Bonorva.
Il progetto ha comportato cinque azioni principali: studio e mappatura dei percorsi, coinvolgimento delle comunità locali, test dei percorsi, comunicazione ed organizzazione di tour educativi. Il percorso mappato si snoda principalmente su strade di penetrazione agraria e attraversa oltre le domus de janas, vari punti di interesse significativi, tra cui l’Abbazia di San Pietro di Sorres e il villaggio di Rebeccu mettendo in rete le realtà che animano il territorio e ne conservano le tradizioni. Alcuni sentieri escursionistici alternativi sono in fase di studio e verranno presi in considerazione e integrati in una fase successiva del progetto.
TAPPE DEL CAMMINO DELLE JANAS
Abbazia e Monastero di San Pietro di Sorres – Borutta
L’Abbazia di San Pietro di Sorres sorge su un colle di 570 metri sopra il suggestivo borgo di Borutta, dove già esisteva una base nuragica e dove sono state trovate tracce del passaggio di punici, romani e bizantini. L’abbazia è un gioiello dell’architettura romanica e l’ampiezza delle rovine dell’episcopio fanno supporre che sia stata creata come una cattedrale-fortezza. Costruita nel XII secolo, questa imponente struttura in pietra calcarea bianca e basaltica nera incanta per la sua eleganza e semplicità. Attorno al Cinquecento il Monastero iniziò ad essere abbandonato e la cattedrale divenne fienile e ricovero di animali. L’episcopio venne distrutto e le sue pietre vennero usate per abbellire le case dei paesi vicini. Solo nel 1950 il complesso fu affidato ai monaci benedettini di Parma e ancor oggi è sede di una comunità monastica benedettina, che accoglie i visitatori in un’atmosfera di pace e spiritualità. L’abbazia offre anche visite guidate per scoprire la sua ricca storia e laboratori di scrittura e restauro, rendendola un luogo unico di cultura e riflessione.
Durante il tour:
Nel Monastero si svolgerà la conferenza stampa di presentazione del progetto. Qui su vivono i tempi e le atmosfere tipiche di un monastero benedettino le cui giornate sono scandite dalla regola di San Benedetto da Norcia: Pax, Ora et Labora. Nella cattedrale è possibile scoprire anche alcune curiosità, ad esempio il sarcofago medievale in fondo alla chiesa e la scritta nel gradino sottostante la porta occidentale: Marianae Maistro, forse la firma di chi ha diretto i lavori di edificazione tra il 1170 e il 1200. Nella sala capitolare è inoltre possibile vedere una Via Crucis realizzata da Aligi Sassu. Nella biblioteca vengono organizzati corsi di restauro del libro e per la produzione di oggetti in pelle. Nel Monastero si produce la birra dei frati. Marco Arru, che se ne occupa personalmente, potrà farvela assaggiare nel chiostro o in una saletta in cui sono appese le maglie di tutti i Cammini che si incrociano proprio nel Monastero dove ogni pellegrino/a può trovare alloggio e un pasto caldo. Nel negozio all’interno del convento è possibile acquistare le produzioni a base di erbe curative.
Borutta
La presenza dell’uomo nel territorio del comune di Borutta è antichissima. Il primo insediamento è quello stanziato nella grotta naturale Ulàri, abitata nel neolitico recente (3500 a.C.) nell’ambito di quella che viene definita la cultura di San Michele di Ozieri. Non a caso, il villaggio originario si chiamava Gruta (grotta), poi il nome fu trasformato in Borutta. Borutta è attualmente il più piccolo centro abitato del Meilogu la cui storia del paese è strettamente legata a quella del colle sovrastante in quanto faceva parte del Giudicato di Torres, di cui Sorres era la capitale e insieme sede della diocesi. Il paese è collocato lungo la valle del rio Frida, a sud del monte Pelao. Il centro storico è caratterizzato da viottoli con abitazioni caratteristiche. Al suo interno sono suggestive le fonti ottocentesche di Cantaru e Funtana: per tradizione, la popolazione raccoglie le loro acque e usa ancora il lavatoio pubblico. Di recente il centro abitato è stato abbellito da alcuni murales che riprendono scene di vita quotidiana e la rievocazione di antichi mestieri come le donne che filano la lana nell’uscio di casa.
Tra le chiese spicca la parrocchiale di Santa Maria Maddalena, edificata nel XVIII secolo che si distingue per la presenza di un portone risalente al 1776, il più antico del Meilogu.
A poca distanza dalla prima, si trova la chiesa di Santa Croce, edificata tra l’XI e il XII secolo e rimaneggiata alla fine della metà del XX secolo. Dell’originale impianto romanico rimane solamente la porta laterale, oggi murata, la facciata si distingue per la presenza di un rosone ed una croce in pietra mentre internamente si conserva un pulpito ligneo sorretto da due mensole lignee che terminano con protomi leonine e la grande statua di Cristo. L’edificio, un tempo sede della omonima confraternita, funse saltuariamente da sede cattedrale per gli ultimi vescovi di Sorres, in particolare col vescovo Stefano Ardizzone.
Tra i personaggi più importanti della storia di Borutta ricordiamo donna Ninetta Bartoli che nel 1946 venne eletta primo sindaco donna d’Italia. Tra le sue più importanti opere ricordiamo la realizzazione dell’acquedotto e del sistema fognario, la centrale elettrica, la casa di riposo e la latteria sociale. Inoltre, fu promotrice del restauro della cattedrale di San Pietro di Sorres e del ritorno dei monaci Benedettini.
Durante il tour: Dormiremo nel Monastero dove vige la regola benedettina anche sugli orari di ingresso e uscita; quindi, avremo un permesso speciale per poter uscire alle 21 e rientrare a notte fonda. Attraversare i vicoli di pietra del borgo la notte sarà un’esperienza magica. Ci accompagnerà un cantastorie: Salvatore Ferrandu, profondo conoscitore delle storia, delle leggende e delle curiosità che sono custodite da questa terra. Entreremo nella casa museo, nella chiesa della Maddalena.
Clicca qui se vuoi conoscere meglio Borutta e il suo territorio.
PARCO DEI PETROGLIFI, CHEREMULE – BENE PATRIMONIO UNESCO
Il Parco dei petroglifi si trova nella pianura di Nurighe, a circa 2 Chilometri a sud dal centro di Cheremule. È composto dalle tre necropoli preistoriche di Moseddu, Mattarigotza e Tennero. Nel parco è possibile ammirare l’architettura delle Domus de janas in tutte le sue sfaccettature. Tra le 37 tombe, scavate a partire dal neolitico (IV Millennio a.C.) e inserite in un suggestivo paesaggio caratterizzato dalla bianca roccia calcarea, spiccano le tre più note. La Tomba XVI detta anche Sa Presone, nella quale i dettagli architettonici riprendono quelli delle capanne preistoriche; la Tomba della cava, dove sono visibili le fasi di riuso in epoca paleocristiana, e la Tomba Branca, nota per la presenza dei petroglifi antropomorfi preistorici che hanno dato il nome all’intera area archeologica. Il percorso all’interno del parco offre un vero viaggio attraverso i millenni alla scoperta delle comunità che nel passato hanno vissuto, lavorato e sepolto i propri defunti in queste terre. La necropoli è databile al Neolitico finale (cultura di Ozieri, 3200-2800 a.C.) e all’Eneolitico.
Durante il tour:
Entrati nel sentiero dove un cartello indica la “Tomba Branca”, in pochi minuti di passeggiata tra i muretti a secco, si potranno raggiungere i resti della Domus de Janas che conserva i famosi petroglifi antropomorfi visibili a cielo aperto. È molto emozionante vedere da vicino delle testimonianze così dirette di una popolazione così lontana nel tempo. In queste pareti sono rappresentate sei figure antropomorfe dal corpo filiforme. Sono presenti otto figure. Alcune di esse alzano le braccia secondo lo schema dell’orante. Una figura si distingue dalle altre: si tratta di un “capovolto” sul cui significato sono state proposte diverse interpretazioni. In alcuni petroglifi – sebbene estremamente stilizzati – sembrano riconoscibili delle figure di sesso femminile.
Questo sito è a ingresso libero, non ci sono orari di visita a cui si è vincolati ma saremo accompagnati da una archeologa che ci farà scoprire questo fantastico luogo.
Bosco di Tippiri – Cheremule
Il Bosco di Tippiri, situato nel territorio di Cheremule, è un’oasi naturale di pace e bellezza. Questo bosco incanta i visitatori con la sua rigogliosa vegetazione, composta principalmente da querce secolari, lecci e corbezzoli, offrendo un rifugio per numerose specie di fauna selvatica.
Durante il tour:
Passeggiando lungo i suoi sentieri tra lecci e roverelle, si avrà l’opportunità di immergersi in un ambiente incontaminato, ideale per chi cerca tranquillità e un contatto autentico con la natura. Il Bosco di Tippiri è anche un luogo di grande valore storico e culturale, essendo legato alle tradizioni locali e alla storia di Cheremule, rendendolo una tappa imperdibile del cammino.
Clicca qui se vuoi conoscere meglio Cheremule e il suo territorio.
NECROPOLI S. ANDREA PRIU, BONORVA – BENE PATRIMONIO UNESCO
La necropoli di Sant’Andrea Priu, nel territorio di Bonorva, è uno dei complessi ipogeici più importanti e monumentali della Sardegna e dal 12 luglio 2025 è diventato patrimonio Unesco grazie all’azione del Centro Studi Identità e Memoria. Scavata nella trachite rossa delle pendici di una collina, questa necropoli comprende oltre venti tombe collettive del Neolitico recente (IV-III millennio a.C.), note come Domus de Janas. Il sito è celebre in particolare per la cosiddetta Tomba del Capo, un ambiente straordinario lungo circa 18 metri, che con i suoi numerosi vani ricorda l’articolazione di una vera abitazione. Questa tomba, riutilizzata nel corso dei secoli, venne trasformata in epoca tardo-romana e paleocristiana in un edificio di culto: da qui la presenza di affreschi medievali che raffigurano motivi cristiani, ancora oggi visibili sulle pareti.
Accanto alla Tomba del Capo si trovano altre sepolture ipogeiche, come la Tomba a Capanna e la Tomba a Cucina, che riproducono in roccia elementi dell’architettura domestica dell’epoca: tetti a doppio spiovente, pilastri, nicchie rituali e false porte che simboleggiano il passaggio al mondo dell’aldilà.
Sant’Andrea Priu rappresenta così un luogo unico di stratificazione storica e culturale: da necropoli neolitica a basilica cristiana, da spazio funerario a luogo di culto, ha custodito per millenni il rapporto profondo tra comunità, spiritualità e memoria. La sua monumentalità, la ricchezza simbolica e l’eccezionale continuità d’uso ne fanno una delle tappe più significative del Cammino delle Janas, dove chi la visita può vivere un viaggio nelle profondità del sacro e del tempo.
Durante il tour:
Visiteremo questa necropoli accompagnati/e dalla cooperativa Costaval, partner del progetto, per poi proseguire la giornata nel vicino agriturismo Sas Abbilas, immerso nella natura e adiacente alla necropoli, dove gusteremo prodotti locali tipici.
Rebeccu
Rebeccu è un piccolo borgo medievale quasi disabitato, adagiato sulle alture che dominano la piana di Santa Lucia. Il silenzio delle sue case in pietra, oggi quasi abbandonate, restituisce un’atmosfera sospesa nel tempo che fa di Rebeccu un luogo di memoria e leggenda. Secondo la tradizione popolare, il paese sarebbe stato maledetto da una principessa ribelle e da allora condannato allo spopolamento: storie che alimentano il fascino misterioso di questo villaggio dimenticato che andremo a scoprire anche grazie al team di Musa Madre, un progetto che sviluppa un festival e una residenza artistica animando i vicoli di pietra di questo borgo.
Attraversando un sentiero si trova la fonte nuragica di Su Lumarzu, testimonianza della sacralità antica di quest’area in cui si celebrava il culto dell’acqua.
Durante il tour:
Oggi Rebeccu rappresenta una nuova tappa suggestiva del Cammino delle Janas: un luogo dove natura, archeologia e mito si fondono, invitando i viaggiatori e le viaggiatrici a riflettere sul rapporto tra comunità e territorio, tra presenza e abbandono. Durante il Cammino, in collaborazione con Musa Madre potrete vivere una cena tra i vicoli di pietra, una esposizione di artigiani/e locali e una esperienza performativa suggestiva di narrazione musicata notturna alla fonte sacra con Cristina Muntoni, che ha curato la ricerca sulle leggende delle janas, e Mauro Uselli, musicista.
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NECROPOLI DI MANDRA ANTINE, THIESI – BENE INSERITO NELLA TENTATIVE LIST UNESCO
La Necropoli di Mandra Antine, situata nelle campagne di Thiesi, è uno straordinario complesso archeologico che testimonia la presenza delle antiche civiltà preistoriche in Sardegna. Composta da quattro domus de janas (case delle fate), queste tombe scavate nella roccia ignimbritica nel corso del Neolitico custodiscono elementi architettonici e simbolici unici. La Tomba III, infatti, è nota per la presenza di decorazioni ottenute con tre tecniche differenti e per la ricca policromia sapientemente utilizzata nella resa dei motivi corniformi e dei dettagli architettonici. Un luogo affascinante, immerso nella natura, che invita a un viaggio nel tempo per scoprire le radici profonde della storia sarda.
Durante il tour:
Durante il tour si visiteranno tre tombe e si avrà la possibilità di entrare anche nella domus decorata: un’esperienza unica. Entrare nella tomba III e vedere da vicino i colori ancora vivi dopo oltre 5 mila anni è molto emozionante. Per proteggere questo incredibile tesoro della nostra storia, la domus è stata inglobata in una struttura di protezione.
Clicca qui se vuoi conoscere meglio Thiesi e il suo territorio.
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